Associazione Ideali e Valori
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Dec 2014

Vendita delle azioni SALT detenute dalla Provincia di Lucca e pericolo di annullamento della votazione sul bilancio provinciale

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PEC del 06 novembre 2014

Al Segretario Generale
Al Presidente del Consiglio Andrea Palestini
Ai membri della Giunta ed ai Consiglieri provinciali
Provincia di Lucca
PEC - provincia.lucca@postacert.toscana.it

e p.c. al Prefetto di Lucca (organo di Governo)
PEC - protocollo.preflu@pec.interno.it

OGGETTO: Vendita delle azioni SALT detenute dalla Provincia di Lucca e pericolo di annullamento della votazione sul bilancio provinciale

Sulla vendita della azioni SALT, detenute dalla Provincia di Lucca, sull'Albo Pretorio dell'Ente è stata pubblicata la Delibera di Consiglio n. 95 del 30/09/2014, approvata col voto contrario di due Consiglieri, tra cui il Vice Presidente Daniele Lazzareschi, non sono state rese note le motivazioni, ma sicuramente non sono stati messi in luce gli elementi antigiuridici in rapporto alla partecipazione del Presidente Stefano Baccelli al voto, essendo egli un “coordinatore dell'ufficio legale”, sia pure in aspettativa, della S.A.L.T., Ente di diritto privato in controllo pubblico, come enunciato dall'art. 11 del D.lgs 39/2013 e, in più, anche figlio di un membro del C.D.A. della stessa S.A.L.T., Società concessionaria di A.N.A.S. su tratti stradali in provincia di Lucca, da essa vigilata, avente con questa interessi economici comuni in quanto entrambe aventi partecipazioni azionarie nella Società Autostrada Asti-Cuneo S.p.A.. La sua partecipazione al voto comporterebbe, quindi, l'annullabilità della Delibera stessa. Il Vicepresidente Daniele Lazzareschi nella sua veste, dovrebbe, a norma di legge, evidenziare l'incompatibilità segnalata nell'interesse dei cittadini che potrebbero veder annullato il bilancio dell'Ente -TAR , Lombardia-Milano, sez. IV, sentenza 03.05.2013 n° 1137-.

Bruno Rossi
ex Presidente Commissione Provinciale Affari Istituzionali - Statuti e Regolamenti (Presidenza Tagliasacchi)
PEC bruno.rossi@gigapec.it



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La nota di replica del Segretario della Provincia di Lucca prot. n. 0254561_2014 del 24 dicembre 2014

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La richiesta inviata via PEC il 27 dicembre 2014 al Segretario Generale dell'Amministrazione Provinciale, di cui si attendono chiarimenti dall'Ente

Al Segretario Generale
p.c. Al Presidente del Consiglio Andrea Palestini
p.c. Ai membri della Giunta ed ai Consiglieri provinciali
Provincia di Lucca
PEC - provincia.lucca@postacert.toscana.it

e p.c. al Prefetto di Lucca (organo di Governo)
PEC - protocollo.preflu@pec.interno.it


Ringraziando per l'attesa risposta dal quesito da me presentato, le sarei ancor più grato se mi chiarisse quali sia la norma che consenta la deroga all'obbligo di astensione previsto dall'art. 78 c. 2 del TUEL 267/2000.

Non vorrei che si rientrasse nell'ambito della "Fattoria degli animali" di Orwell, allorché alla violazione del quarto comandamento, "nessun animale dormirà in un letto", Muriel si ritrovò la pronta correzione, compiuta del responsabile dell'eptalogo, Clarinetto, "con lenzuola": infatti i maiali dormivano in un letto senza lenzuola.

Cordialità
Bruno Rossi
ex Presidente Commissione Provinciale Affari Istituzionali - Statuti e Regolamenti (Presidenza Tagliasacchi)
PEC bruno.rossi@gigapec.it

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Da: "Per conto di: provincia.lucca@postacert.toscana.it" posta-certificata@pec.aruba.it
A: bruno.rossi@gigapec.it
Cc:
Data: Wed, 24 Dec 2014 11:06:59 +0100
Oggetto: POSTA CERTIFICATA: Prot.N.0254561/2014 - VENDITA DELLE AZIONI SALT DETENUTE DALLA PROVINCIA DI LUCCA E PERICOLO DI ANNULLAMENTO DELLA VOTAZIO

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Da: "bruno.rossi" bruno.rossi@gigapec.it
A: provincia.lucca@postacert.toscana.it, protocollo.preflu@pec.interno.it
Cc:
Data: Thu, 6 Nov 2014 01:15:20 +0100
Oggetto: Vendita delle azioni SALT detenute dalla Provincia di Lucca e pericolo di annullamento della votazione sul bilancio provinciale

Al Segretario Generale
Al Presidente del Consiglio Andrea Palestini
Ai membri della Giunta ed ai Consiglieri provinciali
Provincia di Lucca
PEC - provincia.lucca@postacert.toscana.it

e p.c. al Prefetto di Lucca (organo di Governo)
PEC - protocollo.preflu@pec.interno.it

OGGETTO: Vendita delle azioni SALT detenute dalla Provincia di Lucca e pericolo di annullamento della votazione sul bilancio provinciale

Sulla vendita della azioni SALT, detenute dalla Provincia di Lucca, sull'Albo Pretorio dell'Ente è stata pubblicata la Delibera di Consiglio n. 95 del 30/09/2014, approvata col voto contrario di due Consiglieri, tra cui il Vice Presidente Daniele Lazzareschi, non sono state rese note le motivazioni, ma sicuramente non sono stati messi in luce gli elementi antigiuridici in rapporto alla partecipazione del Presidente Stefano Baccelli al voto, essendo egli un “coordinatore dell'ufficio legale”, sia pure in aspettativa, della S.A.L.T., Ente di diritto privato in controllo pubblico, come enunciato dall'art. 11 del D.lgs 39/2013 e, in più, anche figlio di un membro del C.D.A. della stessa S.A.L.T., Società concessionaria di A.N.A.S. su tratti stradali in provincia di Lucca, da essa vigilata, avente con questa interessi economici comuni in quanto entrambe aventi partecipazioni azionarie nella Società Autostrada Asti-Cuneo S.p.A.. La sua partecipazione al voto comporterebbe, quindi, l'annullabilità della Delibera stessa. Il Vicepresidente Daniele Lazzareschi nella sua veste, dovrebbe, a norma di legge, evidenziare l'incompatibilità segnalata nell'interesse dei cittadini che potrebbero veder annullato il bilancio dell'Ente -TAR , Lombardia-Milano, sez. IV, sentenza 03.05.2013 n° 1137-.

Bruno Rossi
ex Presidente Commissione Provinciale Affari Istituzionali - Statuti e Regolamenti (Presidenza Tagliasacchi)
PEC bruno.rossi@gigapec.it



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“Costituisce, infatti, orientamento granitico della giurisprudenza amministrativa quello secondo cui, anche in applicazione delle previsioni di cui all’art. 78 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, l'amministratore pubblico deve astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi suoi o di parenti o affini fino al quarto grado; tale obbligo di allontanamento dalla seduta, in quanto dettato al fine di garantire la trasparenza e l'imparzialità dell'azione amministrativa, sorge per il solo fatto che l'amministratore rivesta una posizione suscettibile di determinare, anche in astratto, un conflitto di interessi, a nulla rilevando che lo specifico fine privato sia stato o meno realizzato e che si sia prodotto o meno un concreto pregiudizio per la p.a. (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 28 gennaio 2011, n. 693).” -TAR , Lombardia-Milano, sez. IV, sentenza 03.05.2013 n° 1137-


http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Milano/Sezione%204/2012/201201738/Provvedimenti/201301137_01.XML

N. 01137/2013 REG.PROV.COLL.
N. 01738/2012 REG.RIC.

stemma

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
(Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1738 del 2012, proposto da: Silvia Scevola, rappresentata e difesa dall'avv. Giuseppe Franco Ferrari, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, via Larga, 23;

contro

Universita' degli Studi di Pavia, rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata in Milano, via Freguglia, 1;

per l'annullamento

della deliberazione n. 97 del Consiglio di Amministrazione dell'Università degli Studi di Pavia del 24.4.2012 - ricevuta dalla ricorrente in data 26.4.2012 - con cui è stato disposto l'annullamento ex art. 21 nonies, l. 241/1990, della deliberazione assunta dal Consiglio medesimo in data 26.10.2010;
del decreto Rettorale n. 733/2012 del 3.5.2012, con cui sono stati annullati i provvedimenti rettorali relativi alla procedura di valutazione comparativa per la copertura di un posto di ricercatore universitario a tempo indeterminato S.S.D. MED/19 - Chirurgia plastica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Ateneo pavese; oltre che di ogni ulteriore atto, provvedimento e/o comportamento presupposto, consequenziale o comunque connesso, ivi compreso, per quanto occorra, il parere del 10.4.2012, reso dal Prorettore prof. Rigano al Rettore dell'Ateneo pavese.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Universita' degli Studi di Pavia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 febbraio 2013 la dott.ssa Elena Quadri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con il presente gravame la ricorrente ha chiesto l’annullamento dei provvedimenti indicati in epigrafe, concernenti l’annullamento in via di autotutela dell’autorizzazione alla stipulazione di una convenzione tra l’Università degli Studi di Pavia e l’associazione Humana Forma Onlus per il finanziamento per sette anni del trattamento economico e degli oneri riflessi complessivamente derivanti dall’istituzione di un posto di ricercatore universitario nel settore scientifico disciplinare MED/19 (Chirurgia plastica) e della procedura di valutazione comparativa indetta per la copertura di un posto di ricercatore universitario a tempo indeterminato S.S.D. MED/19 (Chirurgia plastica) presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Ateneo pavese, oltre che degli atti connessi, compreso il parere del 10.4.2012 reso dal Prorettore prof. Rigano al Rettore dell'Ateneo pavese.
A sostegno del proprio gravame la ricorrente ha dedotto i seguenti motivi di diritto:
1) Violazione degli artt. 21 octies e 21 nonies della legge n. 241/1990, degli artt. 3 e 97 della Costituzione, dell’art. 15 dello Statuto dell’Università, dell’art. 18 della legge n. 240/2010, del principio di irretroattività; eccesso di potere per sviamento, illogicità manifesta, contraddittorietà, difetto di istruttoria e di motivazione.
2) Violazione degli artt. 3, 21 octies e 21 nonies della legge n. 241/1990, degli artt. 3 e 97 della Costituzione, dell’art. 133, commi 2 e 3 del Regolamento Generale di Ateneo, degli artt. 1, comma 6, 2, commi 2 e 6, 15, commi 3, 18 e 19 del Codice Etico dell’Università degli Studi di Pavia, del principio di non discriminazione della Carta Europea dei ricercatori; eccesso di potere per sviamento, travisamento di fatto e di diritto, illogicità manifesta, contraddittorietà, difetto di istruttoria e di motivazione.
Si è costituita l’amministrazione intimata, che ha chiesto la reiezione del gravame per infondatezza nel merito.
Successivamente parte ricorrente ha presentato memoria a sostegno delle proprie conclusioni.
All’udienza pubblica del 20 febbraio 2013 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

La controversia all’esame del collegio concerne l’annullamento in via di autotutela disposto dall’Università degli Studi di Pavia in ordine alla delibera del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo che, nell’ottobre del 2010, aveva autorizzato la stipula di una convenzione tra la medesima Università e l’associazione Humana Forma Onlus per finanziare per il periodo di sette anni il trattamento economico e gli oneri riflessi complessivamente derivanti dall’istituzione di un posto di ricercatore universitario nel settore scientifico disciplinare MED/19 (Chirurgia plastica), nonché il ritiro della procedura di valutazione comparativa che era stata indetta per la copertura del relativo posto di ricercatore universitario a tempo indeterminato presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Ateneo pavese.
Tali determinazioni in via di autotutela erano motivate da un sostanziale conflitto di interessi, atteso che sia l’autorizzazione alla stipula della convenzione che gli atti successivi erano stati adottati con la partecipazione dei genitori (professori Faga e Scevola) e del marito (dott. Nicoletti) della persona che poi avrebbe vinto la procedura comparativa, nella loro qualità di professori ordinario di Chirurgia plastica ed associato (i genitori) e di ricercatore (il marito) in servizio presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università medesima e che rivestivano anche varie cariche nel CdA dell’Ateneo e nell’associazione Humana Forma Onlus (Faga e Scevola erano, infatti, rispettivamente, presidente e consigliere dell’associazione).
Con le dedotte censure l’istante assume, sostanzialmente, che le violazioni riscontrate dall’amministrazione non consisterebbero in violazioni di legge, ma di norme deontologiche di mera condotta e, precisamente, del codice etico, entrato, peraltro, in vigore successivamente all’accadimento dei fatti di cui si discute; i provvedimenti impugnati sarebbero stati, dunque, adottati anche in violazione del principio di irretroattività. Inoltre, non sarebbe ravvisabile alcun interesse pubblico all’annullamento né della convenzione né della procedura concorsuale, atteso il beneficio che l’Ateneo avrebbe tratto dall’emanazione degli stessi provvedimenti; l’annullamento non sarebbe stato adottato in un termine ragionevole perché sarebbero decorsi circa due anni dai fatti e, comunque, tra i contrapposti interessi coinvolti nella vicenda, prevarrebbe quello della ricorrente.
Risulterebbero, dunque, insussistenti tutti i presupposti per l’esercizio della potestà di autotutela da parte dell’amministrazione, ed i provvedimenti sarebbero, inoltre, inficiati da gravi incongruenze istruttorie e da carenze motivazionali.
I provvedimenti risulterebbero anche inficiati da eccesso di potere per sviamento, nella parte in cui giustificherebbero l’annullamento con la traslazione a carico dell’Ateneo dopo sette anni degli oneri economici derivanti dalla nomina della ricorrente, perché contrasterebbero con le precedenti determinazioni, con le quali l’Università aveva, invece, ritenuto sostenibile il finanziamento temporaneo in ragione del successivo reperimento delle risorse economiche dal pensionamento di un professore universitario.
Ulteriore profilo di censurabilità sarebbe costituito dalla presenza, nel corso della seduta del CDA del 24 aprile 2012, del Prorettore per gli Affari Giuridici, Prof. Rigano, soggetto esterno all’organo consiliare che, in violazione dell’art. 15 dello Statuto, avrebbe preso parte alla seduta illustrando le proprie valutazioni e partecipando alla relativa discussione.
Infine, secondo l’assunto della ricorrente, non sussisterebbe alcun conflitto di interessi tra i genitori ed il marito della ricorrente e l’Ateneo, avendo l’amministrazione, in proposito, travisato i fatti e condotto un’istruttoria non completa.
Il ricorso è infondato.
Deve premettersi che i provvedimenti adottati in via di autotutela dall’amministrazione, oggetto della presente controversia, sono stati preceduti da una richiesta di parere alla Commissione di garanzia, costituita ai sensi dell’art. 18 del codice etico dell’Università, formulata dal Rettore dell’Ateneo il 21 dicembre 2011 per la valutazione dell’eventuale sussistenza di violazioni.
Dopo un’accurata istruttoria alla quale hanno preso parte anche gli interessati, la Commissione, in data 8 febbraio 2012, ha redatto una puntuale relazione, versata in atti, nella quale ha evidenziato la violazione da parte dei professori Faga e Scevola e del dott. Nicoletti dei doveri di comportamento imposti nei confronti della comunità accademica da plurime disposizioni del Codice Etico, ed in particolare dagli artt. 1, punto 6 (“Nel rapporto con le associazioni private è di rilevante importanza il corretto rispetto dei più comuni principi etici legati alla … - trasparenza dei processi decisionali, deliberativi e di rendicontazione; - assenza di cointeressenze economiche, familiari e clientelari”) e 15, punto 3 (“Chi ritenga di trovarsi o di potersi trovare in una situazione di effettivo o potenziale conflitto tra i propri interessi e quelli dell’Ateneo è tenuto a darne tempestiva comunicazione agli organi competenti”), del Codice di Comportamento dei Dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, ed in particolare dall’art. 2, punto 2 (“Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni … in situazioni anche solo apparenti di conflitto di interessi. Egli … si impegna ad evitare situazioni e comportamenti che possono nuocere agli interessi o all’immagine della Pubblica Amministrazione”) e 6 (“Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possono coinvolgere interessi propri ovvero: di suoi parenti entro il quarto grado …; di enti, associazioni anche non riconosciuti, comitati, … di cui egli sia amministratore … o dirigente …”) e del Regolamento Generale di Ateneo, in particolare dall’art. 133, commi 2 e 3 (“Ove possa ravvisarsi un contrasto tra l’interesse di un membro e l’interesse pubblico in discussione, ovvero qualora la legge preveda casi di incompatibilità assoluta il componente deve lasciare l’adunanza per lo specifico argomento, prima della discussione. Si ha sempre una situazione di incompatibilità assoluta quando una questione investe il componente, il coniuge o i parenti ed affini sino al quarto grado”), per avere partecipato ad assumere le deliberazioni da parte del Consiglio di Facoltà di Medicina il 12 ottobre 2010 ed il 22 febbraio 2011 e, limitatamente al Prof. Scevola, anche in relazione alla assunzione della deliberazione da parte del CdA il 26 ottobre 2010, tutte decisioni determinanti ai fini del perfezionamento della convenzione fra l’Ateneo e la Onlus finalizzata al temporaneo finanziamento da parte di quest’ultima del posto di ricercatore, all’indizione del relativo concorso e alla designazione di un membro della commissione giudicatrice del concorso, del quale la rispettiva figlia e moglie sarebbe poi risultata vincitrice (cfr., per i particolari, la dettagliata relazione dell’8 febbraio 2012, versata in atti).
Deve, in proposito, osservarsi che il dovere da parte degli amministratori pubblici e dei componenti degli organi collegiali di astenersi dal partecipare alle deliberazioni in presenza di un personale conflitto di interessi discende, innanzitutto, dai principi di ordine costituzionale di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.), oltre che dalle norme ricomprese nei numerosi codici etici dei quali si sono dotate le pubbliche amministrazioni.
E ciò anche nelle situazioni in cui la deliberazione sia in concreto quella più utile per il perseguimento del pubblico interesse.
Costituisce, infatti, orientamento granitico della giurisprudenza amministrativa quello secondo cui, anche in applicazione delle previsioni di cui all’art. 78 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, l'amministratore pubblico deve astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi suoi o di parenti o affini fino al quarto grado; tale obbligo di allontanamento dalla seduta, in quanto dettato al fine di garantire la trasparenza e l'imparzialità dell'azione amministrativa, sorge per il solo fatto che l'amministratore rivesta una posizione suscettibile di determinare, anche in astratto, un conflitto di interessi, a nulla rilevando che lo specifico fine privato sia stato o meno realizzato e che si sia prodotto o meno un concreto pregiudizio per la p.a. (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 28 gennaio 2011, n. 693).
Inoltre, l’obbligo dei pubblici amministratori di astenersi dal votare delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado, non attiene al contenuto intrinseco degli atti impugnati, ma alla sussistenza di un vizio procedurale che, coinvolgendo il funzionamento del consiglio (la sua composizione), interferisce inevitabilmente con la regolarità della dialettica interna all'organo e, di conseguenza, sulla corretta esplicazione delle prerogative dei consiglieri legittimati a partecipare alla discussione e al voto; e se il vizio del subprocedimento deliberativo discende di per sé dalla sola presenza in assemblea dei consiglieri in conflitto di interesse (in quanto potenzialmente idonea ad influire sulla altrui libera manifestazione di volontà), a maggior ragione il pregiudizio del munus degli altri consiglieri si verifica in concreto ogniqualvolta i membri incompatibili non soltanto siano stati presenti, ma abbiano altresì espresso voto favorevole alla delibera dalla quale si sarebbero invece dovuti astenere, che, dunque, è illegittima.
Inoltre, sul consigliere in conflitto di interessi grava, oltre all'obbligo di astenersi dal votare, anche quello di allontanarsi dall'aula perché la sola presenza dello stesso può potenzialmente influire sulla libera manifestazione di volontà degli altri membri (cfr. TAR Liguria, sez. I, 26 maggio 2004, n. 818).
Da quanto premesso risulta, inoltre, inequivocabilmente il personale conflitto di interessi sussistente rispettivamente fra i professori Faga e Scevola e il dott. Nicoletti e l’Ateneo, in presenza del quale si sono formate la deliberazioni che l’amministrazione ha deciso di annullare con i provvedimenti oggetto della presente controversia.
I primi, infatti, pur essendo genitori e marito della persona che sarebbe poi risultata unica partecipante e poi vincitrice della procedura concorsuale, hanno concorso all’adozione della decisione di stipulare la convenzione per il finanziamento del posto di ricercatore per sette anni, che in seguito sarebbe risultato a carico dell’Università, nonché della determinazione di indizione della procedura e della nomina di un membro della commissione esaminatrice. Risulta, dunque, evidente la violazione dei canoni costituzionali di imparzialità e buon andamento dell’azione della pubblica amministrazione, e, quindi, del pubblico interesse agli stessi sotteso.
Da quanto detto discende, dunque, l’antigiuridicità del comportamento che gli atti oggetto della presente impugnazione hanno posto nel nulla e l’interesse pubblico all’annullamento dei medesimi, in relazione anche alla corretta ed imparziale programmazione istituzionale delle risorse dell’Ateneo ai fini della ricerca e della didattica.
Risulta, inoltre, anche la ragionevolezza del termine dell’annullamento degli atti adottati illegittimamente, in considerazione dell’elasticità del parametro in relazione alla concretezza della fattispecie. Può, infatti, di certo ritenersi ragionevole il termine di annullamento degli atti di cui si discute, dei quali il primo adottato circa 18 mesi prima ma destinato, come i successivi, a perpetrare la propria efficacia a tempo indeterminato, essendo propedeutico all’istituzione del posto di ricercatore universitario.
Anche nel bilanciamento fra i contrapposti interessi coinvolti risulta indubbiamente prevalente quello pubblico dell’Ateneo all’annullamento dei provvedimenti adottati illegittimamente rispetto all’interesse della ricorrente, che, peraltro, al momento dell’esplicazione della potestà di autotutela da parte dell’amministrazione, non aveva ancora preso servizio.
Riguardo, infine, all’assunta illegittimità della partecipazione alla deliberazione del CdA del 24 aprile 2012 del Prorettore per gli Affari Giuridici, Prof. Rigano, soggetto esterno all’organo consiliare che, in violazione dell’art. 15 dello Statuto, avrebbe preso parte alla seduta illustrando le proprie valutazioni e partecipando alla relativa discussione, deve, al contrario, osservarsi che l’art. 130 del Regolamento Generale d’Ateneo, vigente al momento dell’adozione della delibera, prevedeva la possibilità da parte del Presidente del CdA di invitare persone estranee all’organo collegiale al fine di illustrare e fornire chiarimenti per gli argomenti trattati nel corso delle sedute.
Nella fattispecie in questione, infatti, e nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti, come risulta dalla documentazione versata in atti il Prof. Rigano si è limitato ad illustrare, nella sua qualità di Prorettore agli Affari Giuridici, sia le motivazioni giuridiche che quelle che rendevano opportuna l’esplicazione della potestà di autotutela da parte dell’amministrazione, ma non ha partecipato alla votazione, restando, dunque, totalmente estraneo alla fase deliberativa dell’organo collegiale.
Anche tale censura deve essere, dunque, disattesa.
Alla luce delle suesposte considerazioni, il ricorso va respinto.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di giudizio nei confronti dell’amministrazione intimata, che si liquidano in euro 2.000,00 oltre agli oneri di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 20 febbraio 2013 con l'intervento dei magistrati:


Domenico Giordano, Presidente
Elena Quadri, Consigliere, Estensore
Maurizio Santise, Referendario




 



 


L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE
 


 


 


 


 


DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 03/05/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



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Pagina aggiornata al 27 dicembre 2014