Associazione Ideali e Valori
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Di Pietro - Associazione Italia dei Valori: "Mia moglie non è mia moglie" e la donazione "Borletti" per l’acquisto di immobili

Dopo la precisazione dell'On. Di Pietro in relazione alla composizione associativa dell'omonima associazione che fino al 2009 ha gestito per conto del partito dell'IDV i rimorsi elettorali, per la quale abbiamo appreso che -... mia moglie non è "mia moglie" ...- il presidente dell'IDV chiarisce la questione della cosiddetta donazione Borletti, una delle più ingenti donazioni fatte ad uomini politici.

Di Pietro a Report sulla donazione Borletti: “Uso privato, non ero in politica” -Il Fatto Quotidiano online 29 ottobre 2012-
Il giorno dopo la trasmissione, l'ex magistrato spiega che i 954 milioni ricevuti da una signora erano un'elargizione "modale", ovvero non era stata vincolata a un particolare scopo. "In quel periodo facevo l'indagato a Brescia"
-Antonio Di Pietro risponde sul suo blog alle contestazioni emerse dalla puntata di Report “Gli Insaziabili“. A partire dal caso di una donazione milionaria (in lire) dui cui gli ha chiesto conto la giornalista Sabrina Giannini: “
Di Pietro non ricorda – ha affermato la giornalista – di avere ricevuto 954 milioni di lire, una delle più ingenti donazioni a uomini politici della storia repubblicana. Eppure è lo stesso Di Pietro, nella nota memoria consegnata al magistrato, a dichiarare di avere usato la donazione Borletti per l’acquisto di immobili“.
E se durante l’intervista l’ex magistrato si era mostrato disponibile, ma imbarazzato, dopo la messa in onda risponde on line con una replica più decisa: “Quando mi è stata data quella donazione, nel ’95-96, e i soldi sono arrivati nel ’98,
non facevo ancora politica. Facevo l’indagato a Brescia. Erano soldi di una donazione privata”, continua, “fatta da una signora a un cittadino. Mi ero dimesso da magistrato, non avevo ancora cominciato a fare politica, ho ringraziato e ho dei rapporti ottimi con la signora. Non era, e lo dico dal punto di vista tecnico, una donazione modale, ovvero non era stata vincolata ad un particolare scopo. Era una donazione libera fatta a un cittadino libero”.
Solo dopo aver deciso di fare politica, aggiunge poi Di Pietro, “ho anche utilizzato buona parte di essi per fare attività” in questo campo. “Credo di aver fatto il mio dovere, non so se è sbagliato”. Come dimostrerebbero gli ultimi fatti, inoltre, afferma ricordando le donazioni ai terremotati dell’Emilia Romagna, “laddove il partito politico ha cominciato ad avere dei fondi propri, questi fondi propri quando avanzano li diamo noi in donazione e credo quindi anche questo che possa valere in una valutazione di comparazione di rapporti”.-
Ora è tutto chiaro: la donazione gli è stata elargita in quanto libero cittadino, all'epoca indagato a Brescia.

"Report, Di Pietro e la fine del ricatto dell'antiberlusconismo."

Condividiamo l'articolo di Alberico Giostra, pubblicato sul giornale on-line "Democrazia e Legalità"
Report, Di Pietro e la fine del ricatto dell'antiberlusconismo. 
di  Alberico Giostra

La puntata di Report “Gli Insaziabili” è un’evento decisivo nella storia della controinformazione su Antonio Di Pietro e l’Idv. Per la prima volta un'importante testata televisiva ha deciso di raccontare cosa avviene nel partito dei presunti valori, mostrando un volto che non è certo quello che dell’ex pm siamo abituati a vedere nei salotti tv.

 Finora a informare senza le autocensure preventive dei fiancheggiatori di Tonino, Marco Travaglio, Michele Santoro, e Il Fatto quotidiano, erano stati pochi isolati personaggi con il sostegno episodico di Micromega, dell’Espresso e di Curzio Maltese su Repubblica. Per il resto a bersagliare Di Pietro erano stati Panorama, Libero e Il Giornale, con il limite che, la proprietà e la collocazione politica di quelle testate, aveva comportato un’immediata ghettizzazione del lavoro di pur bravi giornalisti. Il problema infatti è sempre stato quello di cercare di convincere in modo credibile quella fetta di opinione pubblica progressista che continuava ancora a farsi incantare dalla figura carismatica del giustiziere Di Pietro, che il leader Idv non è ciò che appare essere e che il suo partito e quanto di più ingannevole esista. Sabrina Giannini c’è riuscita ricorrendo a documenti finora noti solo agli addetti ai lavori ma non al grande pubblico e affidandosi poi ad un incalzante contraddittorio con l’ex pm. Il resto l’ha fatto la tv e la sua inarrivabile potenza espressiva: il cuore della puntata di domenica 28 ottobre era infatti la reazione del volto di Di Pietro di fronte alle domande della Giannini. Milioni di spettatori hanno potuto assistere alla smorfia di imbarazzo disegnata sul volto terreo dell’ex magistrato, al suo balbettare impaurito al cospetto della discreta ma ferma insistenza della reporter milanese sulle proprietà, i bilanci del partito, l’associazione a tre e i lavori di ristrutturazione pagati dall’Idv in un appartamento di proprietà di Di Pietro. L’akme della puntata è stato poi toccato quando all’improvviso è apparso Bettino Craxi nel famoso intervento al processo Enimont, quando il leader socialista disse, scolpendo le sue parole nella storia, che i bilanci dei partiti erano tutti falsi. A incalzarlo allora c’era un giovane e vispo magistrato di nome, Antonio Di Pietro. Con un devastante accostamento milioni di spettatori hanno toccato con mano la disastrosa parabola di Di Pietro, passato da inquisitore a inquisito, da eversore implacabile dei vizi dei partiti a difensore balbettante di comportamenti inconfessabili. Quei pochi frame televisivi hanno seppellito l’avventurosa storia della seconda repubblica nata sulle macerie di Tangentopoli e a sua volta travolta da una nuova marea di scandali. Nella cineteca della prima repubblica c’era inciso il viso straziato di Forlani interrogato da Di Pietro, la bavetta bianca che si era formata ai lati della bocca del leader Dc, quella che uno spietato Roberto Benigni ribattezzò “maionese”. Ecco, stavolta la maionese di Forlani è apparsa ai lati della bocca di Di Pietro. E nella cineteca della declinante seconda repubblica restano ora le risposte confuse, le bugie pietose e i penosi cincischiamenti dell’arrogante inquisitore di vent’anni fa.
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Lettera aperta riproposta all'On. Di Pietro dell'Italia dei "Valori": Sulla mala vicenda della Lega: se Sparta piange Atene non ride ...

Lettera aperta riproposta all'On. Di Pietro dell'Italia dei "Valori": Sulla mala vicenda della Lega: se Sparta piange Atene non ride ...

A: dipietro@antoniodipietro.it, organizzazione@italiadeivalori.it, rota_i@camera.it

OGGETTO: Un semestre dopo … "Sulla mala vicenda della Lega: se Sparta piange Atene non ride ..."

Sono passati 6 mesi da quando una nostra profezia si aggirava, come lo spetto di Banqo, sulla stampa: esaminando le malsane vicende della Lega, si richiedeva all'On. Di Pietro la ricerca della "trasparenza degli atti amministrativi e contabili del partito". La previsione, mascherata da profezia, non aveva trovato risposta da parte dell'interlocutore principale, On. Di Pietro, e dai suoi accoliti, se non sotto forma di riferiti commenti ostili, che non avevano trovato espressione scritta, nemmeno sotto forma di messaggio anonimo.

La trasmissione di REPORT, "Gli Insaziabili", sull'amministrazione dei rimborsi elettorali all'IDV, oltre che di altre formazioni politiche, ha messo in luce, dati alla mano, quanto fosse giusta e necessaria la richiesta fatta ai vertici dell'IDV, cui rinnoviamo la richiesta di compiere i passi necessari per uscire dal guado, epurando i soggetti legati alla mala gestione, ove questa sia avvenuta, per una forma di pudore e di tutela del buon nome di una formazione politica ispirata, secondo il suo motto, alla conservazione dei Valori e non certo dei valori in danaro od altre prebende, da prelevare e conservare a tutti i costi, ivi compresa la catastrofe morale.

Non ci si aspetta una risposta dai diretti destinatari del messaggio (vale a dire i vertici del partito e quei probiviri, il cui capo avv. Scicchitano, furono vanamente sollecitati nella loro funzione dagli allora responsabili dell'IDV provinciale di Lucca per censurare le violazioni statutarie compiute a livello regionale, su sollecitazione di elementi locali, che hanno perseguito interessi antistatutari; si attende tuttavia la risposta da quella parte sana del partito, che non si lascerà intimidire dalle pressioni dei potenti-prepotenti e speriamo, presto, impotenti.

Il nostro sito web è aperto alle vostre risposte per aprire un dibattito fattivo.

Bruno Rossi
Presidente dell'Associazione “Ideali e Valori”