Associazione Ideali e Valori
Difendiamo la verità affinchè la giustizia possa tutelare gli interessi collettivi ...

Di Pietro - Associazione Italia dei Valori: "Mia moglie non è mia moglie" e la donazione "Borletti" per l’acquisto di immobili

Dopo la precisazione dell'On. Di Pietro in relazione alla composizione associativa dell'omonima associazione che fino al 2009 ha gestito per conto del partito dell'IDV i rimorsi elettorali, per la quale abbiamo appreso che -... mia moglie non è "mia moglie" ...- il presidente dell'IDV chiarisce la questione della cosiddetta donazione Borletti, una delle più ingenti donazioni fatte ad uomini politici.

Di Pietro a Report sulla donazione Borletti: “Uso privato, non ero in politica” -Il Fatto Quotidiano online 29 ottobre 2012-
Il giorno dopo la trasmissione, l'ex magistrato spiega che i 954 milioni ricevuti da una signora erano un'elargizione "modale", ovvero non era stata vincolata a un particolare scopo. "In quel periodo facevo l'indagato a Brescia"
-Antonio Di Pietro risponde sul suo blog alle contestazioni emerse dalla puntata di Report “Gli Insaziabili“. A partire dal caso di una donazione milionaria (in lire) dui cui gli ha chiesto conto la giornalista Sabrina Giannini: “
Di Pietro non ricorda – ha affermato la giornalista – di avere ricevuto 954 milioni di lire, una delle più ingenti donazioni a uomini politici della storia repubblicana. Eppure è lo stesso Di Pietro, nella nota memoria consegnata al magistrato, a dichiarare di avere usato la donazione Borletti per l’acquisto di immobili“.
E se durante l’intervista l’ex magistrato si era mostrato disponibile, ma imbarazzato, dopo la messa in onda risponde on line con una replica più decisa: “Quando mi è stata data quella donazione, nel ’95-96, e i soldi sono arrivati nel ’98,
non facevo ancora politica. Facevo l’indagato a Brescia. Erano soldi di una donazione privata”, continua, “fatta da una signora a un cittadino. Mi ero dimesso da magistrato, non avevo ancora cominciato a fare politica, ho ringraziato e ho dei rapporti ottimi con la signora. Non era, e lo dico dal punto di vista tecnico, una donazione modale, ovvero non era stata vincolata ad un particolare scopo. Era una donazione libera fatta a un cittadino libero”.
Solo dopo aver deciso di fare politica, aggiunge poi Di Pietro, “ho anche utilizzato buona parte di essi per fare attività” in questo campo. “Credo di aver fatto il mio dovere, non so se è sbagliato”. Come dimostrerebbero gli ultimi fatti, inoltre, afferma ricordando le donazioni ai terremotati dell’Emilia Romagna, “laddove il partito politico ha cominciato ad avere dei fondi propri, questi fondi propri quando avanzano li diamo noi in donazione e credo quindi anche questo che possa valere in una valutazione di comparazione di rapporti”.-
Ora è tutto chiaro: la donazione gli è stata elargita in quanto libero cittadino, all'epoca indagato a Brescia.

"Report, Di Pietro e la fine del ricatto dell'antiberlusconismo."

Condividiamo l'articolo di Alberico Giostra, pubblicato sul giornale on-line "Democrazia e Legalità"
Report, Di Pietro e la fine del ricatto dell'antiberlusconismo. 
di  Alberico Giostra

La puntata di Report “Gli Insaziabili” è un’evento decisivo nella storia della controinformazione su Antonio Di Pietro e l’Idv. Per la prima volta un'importante testata televisiva ha deciso di raccontare cosa avviene nel partito dei presunti valori, mostrando un volto che non è certo quello che dell’ex pm siamo abituati a vedere nei salotti tv.

 Finora a informare senza le autocensure preventive dei fiancheggiatori di Tonino, Marco Travaglio, Michele Santoro, e Il Fatto quotidiano, erano stati pochi isolati personaggi con il sostegno episodico di Micromega, dell’Espresso e di Curzio Maltese su Repubblica. Per il resto a bersagliare Di Pietro erano stati Panorama, Libero e Il Giornale, con il limite che, la proprietà e la collocazione politica di quelle testate, aveva comportato un’immediata ghettizzazione del lavoro di pur bravi giornalisti. Il problema infatti è sempre stato quello di cercare di convincere in modo credibile quella fetta di opinione pubblica progressista che continuava ancora a farsi incantare dalla figura carismatica del giustiziere Di Pietro, che il leader Idv non è ciò che appare essere e che il suo partito e quanto di più ingannevole esista. Sabrina Giannini c’è riuscita ricorrendo a documenti finora noti solo agli addetti ai lavori ma non al grande pubblico e affidandosi poi ad un incalzante contraddittorio con l’ex pm. Il resto l’ha fatto la tv e la sua inarrivabile potenza espressiva: il cuore della puntata di domenica 28 ottobre era infatti la reazione del volto di Di Pietro di fronte alle domande della Giannini. Milioni di spettatori hanno potuto assistere alla smorfia di imbarazzo disegnata sul volto terreo dell’ex magistrato, al suo balbettare impaurito al cospetto della discreta ma ferma insistenza della reporter milanese sulle proprietà, i bilanci del partito, l’associazione a tre e i lavori di ristrutturazione pagati dall’Idv in un appartamento di proprietà di Di Pietro. L’akme della puntata è stato poi toccato quando all’improvviso è apparso Bettino Craxi nel famoso intervento al processo Enimont, quando il leader socialista disse, scolpendo le sue parole nella storia, che i bilanci dei partiti erano tutti falsi. A incalzarlo allora c’era un giovane e vispo magistrato di nome, Antonio Di Pietro. Con un devastante accostamento milioni di spettatori hanno toccato con mano la disastrosa parabola di Di Pietro, passato da inquisitore a inquisito, da eversore implacabile dei vizi dei partiti a difensore balbettante di comportamenti inconfessabili. Quei pochi frame televisivi hanno seppellito l’avventurosa storia della seconda repubblica nata sulle macerie di Tangentopoli e a sua volta travolta da una nuova marea di scandali. Nella cineteca della prima repubblica c’era inciso il viso straziato di Forlani interrogato da Di Pietro, la bavetta bianca che si era formata ai lati della bocca del leader Dc, quella che uno spietato Roberto Benigni ribattezzò “maionese”. Ecco, stavolta la maionese di Forlani è apparsa ai lati della bocca di Di Pietro. E nella cineteca della declinante seconda repubblica restano ora le risposte confuse, le bugie pietose e i penosi cincischiamenti dell’arrogante inquisitore di vent’anni fa.
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Lettera aperta riproposta all'On. Di Pietro dell'Italia dei "Valori": Sulla mala vicenda della Lega: se Sparta piange Atene non ride ...

Lettera aperta riproposta all'On. Di Pietro dell'Italia dei "Valori": Sulla mala vicenda della Lega: se Sparta piange Atene non ride ...

A: dipietro@antoniodipietro.it, organizzazione@italiadeivalori.it, rota_i@camera.it

OGGETTO: Un semestre dopo … "Sulla mala vicenda della Lega: se Sparta piange Atene non ride ..."

Sono passati 6 mesi da quando una nostra profezia si aggirava, come lo spetto di Banqo, sulla stampa: esaminando le malsane vicende della Lega, si richiedeva all'On. Di Pietro la ricerca della "trasparenza degli atti amministrativi e contabili del partito". La previsione, mascherata da profezia, non aveva trovato risposta da parte dell'interlocutore principale, On. Di Pietro, e dai suoi accoliti, se non sotto forma di riferiti commenti ostili, che non avevano trovato espressione scritta, nemmeno sotto forma di messaggio anonimo.

La trasmissione di REPORT, "Gli Insaziabili", sull'amministrazione dei rimborsi elettorali all'IDV, oltre che di altre formazioni politiche, ha messo in luce, dati alla mano, quanto fosse giusta e necessaria la richiesta fatta ai vertici dell'IDV, cui rinnoviamo la richiesta di compiere i passi necessari per uscire dal guado, epurando i soggetti legati alla mala gestione, ove questa sia avvenuta, per una forma di pudore e di tutela del buon nome di una formazione politica ispirata, secondo il suo motto, alla conservazione dei Valori e non certo dei valori in danaro od altre prebende, da prelevare e conservare a tutti i costi, ivi compresa la catastrofe morale.

Non ci si aspetta una risposta dai diretti destinatari del messaggio (vale a dire i vertici del partito e quei probiviri, il cui capo avv. Scicchitano, furono vanamente sollecitati nella loro funzione dagli allora responsabili dell'IDV provinciale di Lucca per censurare le violazioni statutarie compiute a livello regionale, su sollecitazione di elementi locali, che hanno perseguito interessi antistatutari; si attende tuttavia la risposta da quella parte sana del partito, che non si lascerà intimidire dalle pressioni dei potenti-prepotenti e speriamo, presto, impotenti.

Il nostro sito web è aperto alle vostre risposte per aprire un dibattito fattivo.

Bruno Rossi
Presidente dell'Associazione “Ideali e Valori”

Il caso ALCE: il tempo delle scelte

20120814_Intervento Comitato Ambiente e Salute_ALCE
20120814_Intervento Comitato Ambiente e Salute_ALCE

Sull'autorizzazione concessa dalla Provincia di Lucca all'impianto a biomasse di S. Pietro a Vico

Apprendiamo che in data 2 novembre 2011 un'Azienda Agricola ha protocollato una richiesta in Provincia richiedendo l'autorizzazione alla "costruzione e l'esercizio di un impianto a biomasse (oli vegetali) per la produzione di energia da fonti rinnovabili (di seguito "impianto") di potenza termica immessa 1 MW_t e potenza elettrica generata di 430 kWe da installare all'indirizzo sopra indicato contraddistinto al Nuovo Catasto Terreni (Comune di Lucca) al Foglio n. 94, Mappale n. 1875, all'interno di edificio esistente" .  (*)

In data 10 gennaio 2012 con "scrittura privata, da valere a tutti gli effetti di legge" è intervenuto l'Amministratore Delegato dell'Azienda quale "promesso CONDUTTORE del terreno su cui verrà realizzato rimpianto di produzione di energia elettrica" dichiarando che "nella detta qualità, ha presentato una richiesta di rilascio di autorizzazione unica all'amministrazione provinciale ai sensi dell'Art. 12 del la L.T.R. n.39/2005 in data 28/11/2011, relativa alla realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile nel lotto di terreno industriale sito in Loc. San Pietro a Vico in Provincia di Lucca, contraddistinto al N.C.U. del Comune di Comune di Lucca (LU) - foglio n° 94 - particella n° 1880, per il quale dichiara di aver la disponibilità per la durata dell'autorizzazione richiesta". Invece il Comune di Lucca, con nota del Settore Dipartimentale 6 del 7 febbraio 2012 ha comunicato "che il fabbricato rurale interessato dall'intervento in progetto, ricade in ordine al vigente Regolamento Urbanistico in zona residenziale PL (art 112), trattandosi tuttavia di un fabbricato con destinazione rurale costruito in data antecedente all'approvazione di detto strumento urbanistico e legittimato a seguito del rilascio della concessione edilizia in sanatoria n° 1782/94, questo Ufficio ritiene compatibile una sua utilizzazione quale sede degli impiantì tecnologici per la produzione di energia elettrica da biomasse provenienti dall'azienda agricola specificata in oggetto".

Il promesso conduttore si è quindi sbagliato nell'indicare nell'atto d'obbligo sia la data nella quale è stata presentata l'istanza in Provincia sia la destinazione urbanistica del terreno che, da un confronto con la cartografia del Regolamento Urbanistico, è in realtà fra le "Aree da destinarsi a verde". Inoltre, in relazione ad altra particella contigua, il Comune aveva definito il "fabbricato con destinazione rurale" : questa definizione è in contrasto con la funzione residenziale stabilita dal Regolamento urbanistico. L'autorizzazione concessa non ha costituito variante allo strumento urbanistico, come ben specificato nella Determina dirigenziale della Provincia di Lucca n° 1879 del 17/04/2012, nella quale è chiaramente specificato che "il presente provvedimento non costituisce variante allo strumento urbanistico.". Inoltre è interessante osservare che è la qualità dell'area l'oggetto dell'applicazione del Dlgs 387/2003 e non la qualità e/o la funzione del fabbricato (**).

Concludendo: l'autorizzazione provinciale concessa, viziata da queste irregolarità sostanziali, dovrebbe esse revocata nel rispetto del principio di autotutela.

Associazione Ideali e Valori

(*) - Classificata dal Regolamento Urbanistico "Area agricola periurbana" art. 32.1 -.

(**) c. 7 art. 12 Dlgs 387/2003: -"7.  Gli  impianti  di  produzione  di  energia  elettrica,  di  cui all'articolo 2, comma 1, lettere b)  e  c),  possono  essere  ubicati anche in zone classificate agricole dai  vigenti  piani  urbanistici. Nell'ubicazione si dovra' tenere conto delle disposizioni in  materia di sostegno nel settore agricolo, con  particolare  riferimento  alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari  locali,  alla  tutela della biodiversita',  cosi'  come  del  patrimonio  culturale  e  del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7  e 8, nonche' del decreto legislativo 18 maggio 2001, n.  228,  articolo 14. "-.


Scarica l'Autorizzazione Unica della Provincia
Aut_Unica_Biomasse Liquide_S_Pietro_Vico

Scarica le Norme Tecniche di Attuazione del Regolamento Urbanistico
NORME_RU_aggiorn_dic_2009

Inquadramento dei terreni nel Regolamento Urbanistico
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"83645 gettoni di...vergogna"

Politica
Pubblichiamo il testo dell'intervento: "83645 gettoni di...vergogna", apparso in data odierna su la Gazzetta di Lucca.
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"giovedì, 10 maggio 2012, 11:32
di fabrizio vincenti
Immaginatevi Ignazio La Russa, uno dei coordinatori del Pdl, o Dario Franceschini, vice segretario del Pd, se, in Parlamento, anziché essere nei gruppi rispettivamente del Pdl o del Pd, facessero razza a parte con un gruppo creato ad hoc, del tipo "La Russa con il popolo della destra" o "Franceschini democratico è/e bello". Il tutto, naturalmente, mantenendo la carica al vertice del partito nazionale. impossibile direte voi. A Roma probabilmente sì, a Lucca no.

E' una delle anomalìe che ci riserva il Consiglio provinciale guidato dalla giunta Baccelli, dove il vicecoordinatore provinciale del Pdl, Gabriele Brunini, anziché fare parte del gruppo consiliare del suo partito, ha un gruppo tutto suo. Suo nel senso che è anche l'unico membro a farne parte, e che prende il nome di "Moderati della Lucchesia". Incredibile ma vero: il numero due a livello provinciale del Pdl, lo sfidante di centrodestra sconfitto proprio da Stefano Baccelli, non fa parte del gruppo consiliare espressione del suo partito, ma si muove in proprio

La scelta, in verità, aveva una sua spiegazione sino al gennaio di quest'anno. Nel 2011, quando, Brunini perse le elezioni contro Baccelli ma entrò consigliere a palazzo Ducale, costituì un gruppo a sé stante visto che all'epoca non faceva parte di nessun partito. Nel gennaio di quest'anno, però, ha aderito al Pdl e ne è diventato di colpo, addirittura, il numero due dietro a Giovanni Santini. Il buonsenso, e non solo, avrebbe portato a pensare all'immediata chiusura del suo mini gruppo per confluire in quello del Pdl, che conta peraltro già 7 consiglieri ed è il principale punto di riferimento contro la giunta del presidente di centrosinistra. E, invece, nonostante i bene informati sussurrino che lo stesso Pdl lo abbia più volte invitato a cedere la presa, Brunini e il suo "Moderati della Lucchesia" tengono duro. 

Il motivo di tutto ciò? Difficile dirlo, è vero che i capigruppo possono partecipare alle riunioni che decidono l'ordine dei lavori in aula, come è vero che i capigruppo, con un'anomalia perlomeno discutibile, in Provincia, a differenza di quanto avviene in Comune a Lucca, i capigruppo possono, a loro discrezione, partecipare a tutte le commissioni consiliari, anche a quelle di cui non farebbero parte e, sopratttutto, prendere il relativo gettone. Della modica cifra, si fa per dire, di 80 euro lordi. In Comune, invece, non è possibile: libero accesso e diritto di parola ai capigruppo in tutte le commissioni, ma niente gettone. Spiegazione a corollario per i non addetti ai lavori: ogni membro del Consiglio viene assegnato a una o più commissione (lavori pubblici, cultura, ecc.): i capigruppo, però, pur facendo parte solo di alcune, possono partecipare ai lavori di tutte, anche per garantire la presenza a quei gruppi politici che non avrebbero persone sufficienti da inserire in ogni commissione.

Nel caso di Brunini, una persona riconosciuta da tutti come perbene e seria, la partecipazione alle commissioni non è delle più basse ma nemmeno la più rilevante. Lo sfidante di Baccelli dello scorso anno ha percepito complessivamente, dal giugno al dicembre 2011, 5040 euro. Non male, ma sicuramente sotto David Marcucci, Pdl, (6558), Francesco Pioli, Udc, (5681), Lucio Lucchesi, Federazione della Sinistra, (5372), Luigi Bruni, Lista civica per Baccelli presidente, (5917).  Guarda caso, tutti capogruppo. La classifica, va detto, non rende del tutto giustizia perché alcuni consiglieri con mandato elettivo svolto anche presso altri enti non possono comunque ricevere più di un emolumento a propria scelta. Al di là di tutto questo, rimane il dato politicamente censurabile, eccome se censurabile del mini gruppo di Brunini. E inspiegabile.

Capigruppo a parte, al lettore farà senz'altro piacere sapere che in poco più di sei mesi di mandato, giungo-dicembre 2011, l'assemblea di palazzo Ducale e le relative commissioni, pur a fronte di un futuro incerto vista la fine non chiara delle province, ha ritenuto imprescindibile riunirsi la bellezza di 123 volte. Ma ecco la sorpresa: il Consiglio si è riunito solo 13 volte, tutte le altre sono state commissioni, 110 in tutto. Una ogni due giorni, a stare larghi e non considerando che ad agosto l'attività è sostanzialmente ferma. Che la spiegazione sia che è con i gettoni delle commissioni che si costituiscono veri e propri stipendi, almeno da impiego part time? Chissà. Quello che è certo è che il costo per la comunità provinciale è stato pari a  83.645,92 euro e nemmeno tutto compreso, visto che nel calcolo non ci sono altri elementi, a partire dal costo del personale della Provincia e dai rimborsi alle aziende per le ore di assenza dei propri dipendenti che sono consiglieri. E io pago, diceva il principe Antonio De Curtis, in arte Totò."

IDV: la trasparenza degli atti amministrativi e contabili del partito

Estratto dalla pag. VII della cronaca di Lucca de "Il Tirreno" del 13 aprile 2012


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Sulla mala vicenda della Lega: se Sparta piange Atene non ride ...

A: dipietro@antoniodipietro.it, organizzazione@italiadeivalori.it, rota_i@camera.it

On. Di Pietro,
colgo l'occasione delle vicende di Lega-Bossi, partito legato al culto della personalità del fondatore e della sua famiglia, per interloquire con lei.

Le invio questa lettera aperta nella speranza che possa risvegliare in lei quell'interesse per la trasparenza degli atti amministrativi e contabili dell'IDV, interesse che a suo tempo ho vanamente sollecitato in più occasioni come di seguito intendo ricordarle.

Innanzi tutto mi presento, sono il dott. Bruno Rossi, ex consigliere provinciale di Lucca per conto dell'IDV e contestualmente membro del Direttivo Provinciale di Lucca.

Tralascio le vicende della sede provinciale di Lucca, oggetto di un commissariamento illegittimo ed antistatutario (pratica comune, consumatasi presso altre realtà del partito), che non è stata da lei tenuta in nessuna considerazione, nonostante i numerosi interventi, che le sono stati proposti. La questione che rende criticabile la gestione contabile ed amministrativa della nostra realtà provinciale e regionale toscana è la seguente: anche i responsabili della struttura amministrativa regionale dell'IDV non presentarono il bilancio al congresso regionale del 14/12/2008, nonostante richiesta specifica e proteste -anche pubblicizzate su quotidiani locali-. Il bilancio è alla base di qualunque forma di trasparenza per un partito che si ispiri alla legalità.

Le ricordo ancora di essermi appellato a lei in tutte le maniere possibili e di avere avuto in cambio solamente la partecipazione ad un incontro provinciale al Lucca, presso l'Hotel Guinigi, dell'On. Ivan Rota che, con metafore ispirate al gioco del calcio, invitò i presenti a trascurare qualsiasi elemento di critica, facendo gioco di squadra. Ne è seguita la "squalifica" dei militanti che chiedevano trasparenza e chiarezza.

Con queste premesse temiamo che uni dei prossimi bersagli possa diventare la stessa IDV. Indirizzi al più presto le strutture del partito a lei ispirate a compiere tutte le operazioni necessarie per entrare in un clima di legalità e di democrazia partecipata.

Dott Bruno Rossi
Presidente dell'Associazione “Ideali e Valori”
Via Geminiani, 65 - 55100 Lucca
www.idealievalori.org

Gallicano. Sull'autorizzazione la verità è un altra



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L'impianto Feu Du Bois di Gallicano: gli argomenti diversivi

Leggiamo sulla stampa che i legali della Feu Du Bois, gli avv. Marzaduri e Di Bugno, hanno chiesto l'archiviazione dell'accusa di falsità ideologica, ipotizzato dalla Procura, in rapporto all'autorizzazione concessa dalla Provincia il località Zinepri, Comune di Gallicano.

La
richiesta operata dai legali in questione è basata tuttavia su argomenti distrattivi: infatti non viene negata la falsità della dichiarazione resa dall'Amministratore Delegato della Feu Du Bois, che aveva richiesto in data 25 giugno 2009 l'autorizzazione dichiarando "di averne titolo in forza di un espresso e specifico consenso da parte del proprietario dell'immobile, risultante da contratto stipulato in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata, (..omississ....), a tal fine ai sensi degli art. 46 e 47 del DPR 445/2000, consapevole delle sanzioni penali previste dall'art. 76 del DPR 445/2000, per le ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni mendaci ivi indicate (...)", quando la formalizzazione dell'atto di acquisizione dell'area è chiaramente successiva a tale data.

A questo punto
l'elemento oggettivo del reato di falsità è patente e sono argomenti distrattivi quelli per i quali si voglia, o appigliarsi a precedenti promesse di vendita, non documentate nemmeno da un compromesso scritto (che tra l'altro non risponderebbe alle caratteristiche richieste dalla legge), o al fatto che la stessa Provincia abbia fatto ricorso al Consiglio di Stato per motivi non congruenti con quelli sollevati dalla difesa del Reali, contro il reato di falsità in atto pubblico.

Stupisce tra l'altro la chiamata in causa degli organi provinciali, che sono invece "corresponsabili" della concessione anomalamente conseguita, ignorando una precisa diffida all'Ente dell'Avvocato Marcuccetti, difensore dei Comitati, ben prima che il Comune concedesse l'area al Reali e successivamente alla concessione dell'autorizzazione.

Su un piano illustrativo la questione si pone come un
iceberg galleggiante, di cui si vede solamente la parte emersa -il falso in atto-, mentre resta soltanto intuibile la parte sommersa, che corrisponde alla somma delle azioni e degli interessi sottesi.

Associazione ideali e Valori


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Capannori, condanna dalla Corte dei Conti: "Soddisfazione in piazza Aldo Moro"

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Questa è il commento in merito alla vicenda dell'Amministrazione comunale di Capannori:

La sentenza della Corte dei Conti cancella le principali ipotesi accusatorie

“La sentenza di primo grado della Corte dei Conti di Firenze lascia cadere tutte le principali ragioni di addebito a carico dell’Amministrazione Comunale ribaltando, a nostro favore, la ricostruzione della Procura fiorentina.
Anche la consistente riduzione dell’importo richiesto, da oltre un milione di euro a 94.200 euro evidenzia il sostanziale accoglimento della linea difensiva prodotta dalla nostra amministrazione e chiarisce alcuni aspetti fondamentali che, in questi anni, abbiamo sempre affermato con determinazione.
La sentenza, infatti, evidenzia che Valter Alberici poteva essere assunto dall’amministrazione comunale nel ruolo di capo di gabinetto e, in virtù di tale carica, poteva essere inquadrato in categoria D, ciò a prescindere dal possesso del titolo di studio della laurea. L’unico elemento contestato riguarda la misura della retribuzione di Alberici stesso che, secondo la sentenza, doveva essere equivalente a quella di un neo assunto in categoria D1. Questa constatazione, contro la quale, ovviamente ricorreremo in Appello, non tiene conto del fatto che il dott. Alberici è stato assunto dal Comune di Capannori con lo stesso identico compenso da lui percepito presso la Provincia di Lucca, dove, fino a quel momento, svolgeva la stessa funzione ed era inquadrato nella medesima categoria.
Per questo, dopo aver ottenuto questo primo risultato, continueremo a dimostrare, nelle sedi opportune, la correttezza dell’operato degli amministratori e degli uffici comunali che, come sempre, hanno agito nel pieno rispetto delle regole e delle normative in materia.
Anche per Capannori, quindi, come per tanti altri Comuni italiani (Firenze, Milano, Lucca, Pisa etc), si dimostra che contestazioni talvolta esagerate e infondate, vengono drasticamente ridimensionate o annullate al momento delle sentenze di primo o di secondo grado.
Certi di aver sempre operato con trasparenza e correttezza, attendiamo con fiducia il ricorso in Appello per affermare pienamente che, nel nostro Comune, ogni atto amministrativo è in linea con i dettami normativi.

L’amministrazione comunale di Capannori“


Tratto da Il Tirreno

"Incarichi, condanna lieve per il Comune
Il Pm chiedeva a politici e funzionari oltre 1 milione, la Corte dei Conti ridimensiona la pena al pagamento di 94mila euro
CAPANNORI
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Il TAR boccia l'autorizzazione provinciale per l'impianto a biomasse di Gallicano: una "sfida" perduta

Apprendiamo con soddisfazione che il TAR Toscana ha annullato l'autorizzazione illegittimamente concessa dalla Provincia di Lucca alla "Feu De Bois" di Terra Uomini ed Ambiente, essendo pregiudizialmente carenti i presupposti per richiederla e ritenendo valide le osservazioni che la nostra Associazione aveva pubblicamente esternato sui media, anche a seguito dell'incredibile Consiglio Comunale di Gallicano del 13 agosto mattina (sic!) nel quale si era discusso della vicenda.

La questione politica che ne segue ha il contorno preoccupante della cattiva gestione della cosa pubblica.

Nel ricordare lo spirito di centometrista amministrativo che ha animato il nostro dinamico presidente Baccelli in una vicenda analoga, dove, solo sulla base di gossip giornalistico, ha riunito una Giunta Provinciale per estromettere il Giannecchini dall'ISTORES di Lucca (un Ente tecnicamente terzo), ci domandiamo
quali azioni intende adottare Baccelli verso i propri organi amministrativi, colpevoli di un abuso di potere, decisamente censurato dal TAR, ampiamente documentato sui media ed avvenuto nonostante fosse operante una diffida dell'Avvocato Nicola Marcuccetti nei confronti dell'Ufficio medesimo. Analoga considerazione la rivolgiamo al Sindaco di Gallicano, Maria Stella Adami, la cui amministrazione ha ignorato una analoga diffida relativamente all'alienazione del terreno pubblico su cui doveva sorgere l'impianto, avvenuto, come censurato dal TAR, "contra legem". Entrambe le diffide erano state inoltrate affinché i rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni attivassero quelle norme di autotutela tese a riconsiderare gli atti compiuti, evitando errori e conseguenti spese a carico della collettività.

Non si tratta perciò di invocare comportamenti ostruzionistici preconcetti ma di ripensare a rapporti costruttivi tra istituzioni e società civile, tra amministratori pubblici e cittadini amministrati.

Associazione ideali e Valori


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Il TAR Toscana ha annullato l'autorizzazione concessa dalla Provincia di Lucca alla Feu de Bois

N. 01412/2011 REG.PROV.COLL.
N. 01759/2010 REG.RIC.

stemma
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana
(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1759 del 2010, proposto da: Venturi Giuseppe e Renata s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv. Maria Beatrice Pieraccini, Alessandra De Simoni, con domicilio eletto presso Segreteria T.A.R. in Firenze, via Ricasoli n. 40;

contro

Provincia di Lucca, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Lorenzo Corsi, con domicilio eletto presso Lorenzo Corsi in Firenze, via Senese 12; Comune di Gallicano in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Romano Zipolini, con domicilio eletto presso Donatella Pollidori in Firenze, via G. Modena 21;

nei confronti di

Feu De Bois Societa' Energetica S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv. Natale Giallongo, Franco Ravenni, con domicilio eletto presso Natale Giallongo in Firenze, via Vittorio Alfieri n. 19;

e con l'intervento di

con l’intervento ad adiuvandum: Comitato Ambiente e Salute di Gallicano, Comitato Salute e Ambiente di Barga, Aldo Moriconi, Graziano Marsalli, Valerio Moriconi, Mauro Mancini, Italo Equi, Luigia Moni, Giovanni Franchi, Nico Franchi, Laura Marchetti, Luciana Cecchini, Nicoletta Venturi, Marco Venturi, Elisabetta Caponi, Cinzia Piacentini, Sonia Anna Del Basso, Maria Mirella Giorgi, Marianna Bernardi, Elisa Montini, Elisa Battistini, Arianna Alicante, Silvia Michelini, Elena Bacci, Cinzia Biagioni, Maurizio Lucchesi, Alessio Terni, Fabio Bacci, Mario Venturi, Franco Mariani, Emilio Maggiore, Sabrina Lemetti, Claudia Palmerini, Simone Pieroni, Alessandro Morganti, Graziano Zappelli, Dante Romei, Diego Romei, Ivo Porta, Daniela Veronica Bigagli, Daniele Saisi, Alessandro Pucci, Raffaella Ponziani, Danilo Pucci, Pierluigi Frediani, Mirko Valentini, Michael Nicoletti, Mirco Tassani, Arianna Vergamini, Michele Cherubini, Simona Ercolini, Anna Maria Maffei, Sara Zanni, Chiara Landi, Luca Madeo, Dano Dini, Cristiano Simonini, Massimiliano Bacci, rappresentati e difesi dall'avv. Nicola Marcuccetti, con domicilio eletto presso Alberto Tomassini in Firenze, via Ponte Alle Mosse n. 182;

per l'annullamento, previa sospensione,

- della determinazione n. 3125 in data 28 maggio 2010, pubblicata all’Albo Pretorio dal 31 maggio 2010 al 14 giugno 2010, a firma del Dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Lucca, recante “d.lgs. 387/2003 L.R. Toscana 39/2005 – Autorizzazione unica – Feu de Bois Società Energetica s.r.l. – Impianto produzione energia da fonti rinnovabili/biomasse, stab. di Gallicano” (DOC. N. 1);
- di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali, e in particolare:
- i pareri favorevoli rilasciati dai soggetti coinvolti nel procedimento, allegati alla medesima determina o comunque emessi con riferimento al suddetto procedimento;
- i verbali delle conferenze dei servizi in data 7 agosto 2009, 26 agosto 2009, 14 dicembre 2009, 24 maggio 2010, 28 maggio 2010 (DOC. N. 2);
- gli atti tutti del sub procedimento urbanistico, attivato all’interno del procedimento finalizzato al rilascio dell’autorizzazione unica, avente a oggetto la perimetrazione dell’ambito consolidato posto in Gallicano, loc. Zinepri, ai sensi dell’art. 60, comma 4, del P.T.C., con particolare riguardo alla riunione conclusiva in data 21 maggio 2010 (DOC. N. 3);
- le delibere del Consiglio e della Giunta comunale di Gallicano con le quali detti organi si sono espressi favorevolmente al progetto di impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o hanno assunto decisioni a ciò finalizzate, ovvero, a quanto consta e facendo espressa riserva per quanto ancora non conosciuto, la delibera C.C. n. 38 in data 28 novembre 2008 (DOC. N. 4), la delibera G.C. n. 40 del 7 aprile 2009 (DOC. N. 5), la delibera C.C. n. 9 in data 21 aprile 2009 (DOC. N. 6), delibera G.C. n. 47 del 4 maggio 2010 (DOC. N. 7), la delibera C.C. n. 13 del 19 maggio 2010 (DOC. N. 8),

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Quando non si hanno argomenti da controbattere: si offende l’avversario politico

Riportiamo integralmente un intervento del Dott. Daniele Venturini, relativo al progetto di costruzione di un impianto a biomasse in località Zinepri di Gallicano.

"Il 13 agosto 2011, alle ore 10.30 si è tenuto in Gallicano, il consiglio straordinario convocato dalle minoranze di cui faccio parte, in merito al progetto di costruzione di un impianto a biomasse in località Zinepri di Gallicano.

Chi scrive è da sempre contrario alla costruzione di questo impianto per un semplice motivo: la Valle del Serchio è satura! Infatti vi sono molteplici attività produttive che inquinano e rendono l’aria non proprio pulita come ci vogliono far credere. In questo senso va contestualizzata la mia contrarietà all’impianto a biomasse in argomento. Il dibattito è iniziato con la lettura della richiesta di convocazione del consiglio. Sono seguite le risposte del Sindaco Maria Stella Adami e del Vice Sindaco Egidio Nardini, a dire il vero per quanto mi riguarda , non soddisfacenti. Ho preso la parola come consigliere di “Gallicano Concreta e Solidale” e ho posto l’attenzione su due punti, a mio parere fondamentali, rispetto a tutta la vicenda, che si possono riassumere così: primo la mancata disponibilità del terreno (piazzale di proprietà del comune), al momento della richiesta di rilascio dell’autorizzazione da parte del A.U: della società Feu de Bois. Requisito imprescindibile per ottenere la predetta Autorizzazione. Secondo punto, la cessione a trattativa privata di un bene di proprietà comunale senza alcuna evidenza pubblica e senza la valutazione di offerte concorrenti. A mio parere sono due argomenti molto importanti i quali sono stati anche rilevati dal legale dei Comitati, che ha inviato una lettera di diffida al Comune di Gallicano e successivamente anche alla Provincia di Lucca. E’ altresì in corso un ricorso al TAR della Toscana presentato dai predetti Comitati contro la costruzione dell’impianto.

Un capitolo a parte merita l'autorizzazione concessa dalla Provincia al progetto così come presentato, che ha coronato l'iter autorizzativo, ignorando le osservazioni dei comitati ed addirittura le diffide presentate da uno studio legale in cui veniva evidenziato che gli atti di indirizzo politico approvati dal Consiglio Comunale contrastano palesemente col il dettato normativo, soprattutto il D.lgs 387/2003, e non potrebbero certamente, a mio parere, né conferire legittimità ad atti successivi a firma del funzionario pubblico, né escludere la sua responsabilità penale ed erariale nel caso di atti illegittimi.

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Sull'utilizzo di un terreno pubblico da parte dell'Amministrazione comunale di Gallicano e sulle modalità con cui su tale area è stata rilasciata una autorizzazione dalla Provincia di Lucca

Comunicato stampa dell'Associazione Ideali e Valori

In merito alla mozione discussa in consiglio comunale a Gallicano il 13 agosto u.s. per avere chiarimenti sull'iter amministrativo, che ha portato il Comune ad alienare un bene pubblico a favore di un soggetto privato, senza alcuna procedura di evidenza pubblica, le associazioni ed i comitati, presenti in gran numero nonostante l'infelice convocazione del Consiglio alle 10.30 della mattina dell'antivigilia di ferragosto, rimangono sconcertati relativamente ai commenti del Sindaco di Gallicano Maria Stella Adami apparsi su organi d'informazione: infatti riconoscendo nel merito la necessità di una corretta gestione delle risorse, è da contestare il metodo applicato che trascura il rispetto delle leggi, volte alla tutela dei diritti dei cittadini; le scorciatoie illegali in questa ottica corrispondono a lesioni ambientali ed a violazioni dei diritti collettivi.

Esaminiamo nel merito la questione: il Comune nel 2008 ha deliberato un atto di indirizzo politico per cedere un bene pubblico ad un soggetto pubblico (SEVERA) al fine di realizzare un impianto a biomasse. Successivamente, in data 25/06/2009, un altro soggetto privato, la "Feu de Bois", costituitasi in data successiva alla Delibera di Consiglio ed attualmente partecipata al 55% da "Terra Uomini ed Ambiente", ha presentato in Provincia la richiesta di Autorizzazione Unica, dichiarando di "averne titolo in forza di un espresso e specifico consenso da parte del proprietario dell'immobile risultante da contratto stipulato in forma di atto pubblico o da scrittura privata autenticata". In realtà la Società Feu de Bois è un soggetto privato a tutti gli effetti, libero di operare sul mercato, con soci non selezionati con procedure pubbliche ed è stata privilegiata dalla scelta compiuta dall'Amministrazione comunale, senza rispettare alcuna regola di concorrenza sul libero mercato o di particolare affidabilità sul piano della presenza di capitale pubblico al suo interno (la SEVERA s.p.a., titolare di una partecipazione di minoranza, non rende la "Feu de Bois" una società pubblica od una società mista affidataria di servizio pubblico). Essa non aveva in mano alcun titolo al momento della richiesta di autorizzazione in Provincia ad eccezione dell'atto di indirizzo politico riguardante l'eventuale futura cessione ad un altro soggetto, non perfezionato prima della richiesta di autorizzazione come richiesto espressamente dalla legge.

A niente sono valse due diffide presentate da un legale, fatte anche perché le Amministrazioni coinvolte avvalendosi dell'autotutela si mettessero al riparo da possibili violazioni di leggi: una presentata al Servizio Ambiente della Provincia di Lucca in data 5 novembre 2010, in cui veniva eccepita la mancanza pregiudiziale di un pre-requisito essenziale per avviare il procedimento amministrativo, quale la disponibilità del terreno da parte del richiedente istanza, e con la quale il legale richiedeva l'annullamento in autotutela dell'autorizzazione già fornita dall'Amministrazione provinciale ed una seconda inviata in data 7 marzo 2011 al Comune di Gallicano, al Dirigente dell'Ufficio Ambiente ed al Presidente della Provincia di Lucca, nonché alla Procura della Repubblica di Lucca: "si diffida la SV dal sottoscrivere o compiere atti contrari alla legge ed ai doveri del Suo ufficio allo scopo di favorire la società privata Feu de Bois s.r.l. od altri", prima che si concretasse l'alienazione del terreno di proprietà comunale.

In merito all'argomentazione del Sindaco sulla necessità di attendere il giudizio del TAR, è appena il caso di osservare che il ricorso verte esclusivamente nel merito di questioni amministrative, inerenti quindi la regolarità degli atti che hanno portato alla concessione dell'autorizzazione da parte della Provincia di Lucca e non entra nel merito di eventuali responsabilità di altro genere, quali l'illegittima cessione del bene pubblico ad un soggetto privato avvenuta, nonostante fosse operante una diffida, in assenza di procedura di evidenza pubblica: il terreno e la possibilità di realizzarvi una centrale a biomasse avrebbero dovuto essere messi all'asta dal Comune con una procedura che consentisse di comparare più offerte, proprio per salvaguardare la "risorsa per il tutto il territorio" e l'interesse pubblico.

La dichiarazione del Sindaco che "purtroppo non c'è stata la discussione politica che speravo" non può essere ritenuta valida in quanto la questione è relativa ad elementari principi di gestione della cosa pubblica: la politica invocata in questo caso un vero e proprio argomento distrattivo ed infatti la discussione avvenuta in Consiglio ha risentito della impostazione "politica" che ha impedito il chiarimento necessario sulla legittimità degli atti e sulla volontà dell'Amministrazione comunale di prendere coscienza degli errori compiuti e della possibilità di correggerli in regime di autotutela.

Infatti non sarebbe auspicabile che la questione, a causa degli evidenti elementi di irregolarità ed illegittimità, diventasse oggetto di indagine da parte della Magistratura.


Bruno Rossi
Presidente dell'Associazione “Ideali e Valori”
Via Geminiani, 65 - 55100 Lucca
www.idealievalori.org